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Italian tribute page to Philip Lynott & Thin Lizzy


n altoparlante spara a tutto volume canzoni di band irlandesi. In the Name of Love degli U2 sfuma in Here Comes The Night di Van Morrison. La strada è piena zeppa di tifosi irlandesi, raggruppati attorno ai bar sui marciapiedi. Alcuni ballano, ma senza troppa convinzione. Molti stanno semplicemente bevendo. E poi, all’improvviso, succede una cosa strana.
Dagli altoparlanti escono le note di Philip Lynott e Thin Lizzy. Dai tifosi irlandesi sale un ruggito di approvazione quando le riconoscono. Si spostano dai bar al centro della strada. Si mettono tutti a saltare su e giù, a cantare e a ballare, battono le mani in aria, prima una parte della strada, poi un’altra, finché in pochi secondi l’intera via sta cantando, a perdita d’occhio, fino all’incrocio, quasi un chilometro più in su. È una cosa stupefacente. Non so se avete mai sentito Dancing in the Moonlight cantata da diecimila tifosi irlandesi, ma per qualche motivo che non riesco a immaginare è una cosa indimenticabile e commovente...


un momento meraviglioso. Spazza via la tristezza. I tifosi si abbracciano l’un l’altro, abbracciano i tifosi olandesi, abbracciano le cameriere, i poliziotti, abbracciano i cavalli dei poliziotti, santo cielo, e i ragazzi e le ragazze che vendono birre e gelati. E cantano Dancing in the Moonlight. La voce sghignazzante di Phil Lynott ci ricorda in un modo bizzarro e intangibile che essere irlandesi ha sempre le sue consolazioni. Abbiamo perso. E chi se ne frega. Abbiamo perso. Non è la fine del mondo.
Adesso stanno cantando tutti.
<Ballo alla luce della luna, sono al centro del suo riflettore, va tutto bene.>
Il tifoso accanto a me sta per avere un colpo apoplettico di puro piacere. Canta gli assolo di chitarra, a squarciagola. La mano destra suona la cerniera dei pantaloni e la sinistra è tesa in fuori, parallela al suolo, con le dita che si agitano su corde invisibili. Scuote la testa a destra e a sinistra. Si toglie il cappello da baseball con la scritta Irlanda e lo lancia in aria.
<Va tutto bene> canta, con le vene del collo che gli pulsano, <Ballo alla luce della luna, in una notte d’estate lunga e calda!>


Tratto da Il maschio irlandese in patria e all’estero
Di Joseph O’Connor

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